La Teoria Cognitivo Sociale e le sue applicazioni

August 22, 2017

​​Con il passaggio storico dalla concezione comportamentista a quella cognitivista, nella teoria cognitivo-sociale, che inizialmente era indicata come teoria dell’apprendimento sociale, è stato dato sempre più rilievo alla cognizione. I due principali esponenti di questa teoria sono gli psicologi Albert Bandura e Walter Mischel, entrambi fortemente impegnati nella ricerca empirica.

Secondo questa teoria l’ambiente avrebbe un ruolo centrale nella costruzione della personalità, ma le sue influenze agirebbero anche attraverso la mediazione di un apparato mentale. Quindi la personalità si configurerebbe come un’entità attiva che contemporaneamente riflette, assimila e reinterpreta le influenze del mondo esterno, con grande rilevanza delle aspettative che i soggetti hanno rispetto agli eventi e delle convinzioni rispetto a loro stessi.

In questa prospettiva acquista importanza il concetto di “autoefficacia percepita” ossia la fiducia nelle proprie capacità di poter organizzare azioni tese al raggiungimento di un obiettivo.

La percezione di autoefficacia è un fattore personale che media l'interazione tra comportamento ed elementi socio-ambientali. In particolare la percezione che una persona ha della propria efficacia è un buon predittore del suo atteggiamento verso il compito (affrontarlo o  meno), dello sforzo impiegato e della perseveranza (continuare ad impegnarsi anche di fronte alle difficoltà).

       La teoria cognitivo-sociale postula che le persone possono imparare attraverso due modalità:

  1. Esperienza diretta.

  2. Osservazione dei comportamenti di altri: la persona è il modello e il processo è detto modellamento (modeling).

Una prova importante in quest’ultima modalità è data dall’Esperimento di “Bobo doll” di Bandura che prevedeva l’osservazione del comportamento di tre gruppi di bambini di una scuola materna.

Il primo gruppo di bambini aveva osservato un modello adulto che dava pugni, calci e parolacce a “bobo doll”, una bambolina di gomma estensibile; il secondo gruppo di bambini aveva osservato lo stesso modello che giocava tranquillamente con delle costruzioni; mentre il terzo gruppo di bambini non assistette a nessun particolare spettacolo. A questo punto i tre gruppi, con vari espedienti, vennero irritati, sottoposti a frustrazioni e poi immessi in tre stanze diverse, in ognuna delle quali c’era un “Bobo doll”, assieme ad altri giocattoli.

L’osservazione dei comportamenti dei bambini del primo gruppo evidenziò non solo un adeguamento all’imitazione, ma anche una maggiore disponibilità a una violenza non imitativa (il primo gruppo di bambini si scagliò con atti e parole su “Bobo doll”, ed estese quel trattamento anche ad altri giocattoli e assunse anche originali atti di violenza agli stessi). Invece i bambini degli altri due gruppi mostrarono minor aggressività.

            La teoria del modellamento sostiene inoltre che è possibile condizionare su base vicaria reazioni emotive quali la paura e la gioia, il cosiddetto condizionamento vicario. È stato infatti dimostrato che i soggetti umani che hanno osservato un modello esprimere una risposta di paura condizionata, sviluppano una risposta emotiva vicariamente condizionata da uno stimolo precedentemente neutro.  

Ci sono Due importanti risvolti pratici che possono essere ricondotti a queste teorie, sono il Modellamento (modeling) cioè l’osservazione di altre persone che svolgono, con conseguenze positive, i comportamenti che devono essere appresi e la Partecipazione guidata in cui il soggetto viene assistito nella pratica dei comportamenti da apprendere. In entrambe le tecniche il processo sotteso è l’alterazione del senso di autoefficacia.

 

 

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