Timidezza o ansia sociale?

January 25, 2018

 

L. è un ragazzo di 18 anni che frequenta il liceo scientifico della sua città. È introverso e spesso se ne sta da solo ad ascoltare musica o a guardare il cellulare. Non ama stare in compagnia dei suoi compagni di classe perché la situazione lo mette a disagio e normalmente si relaziona solo con un paio di ragazzi con i quali ha maggiore confidenza. Ama gli scacchi ed è un appassionato di informatica.

Da qualche mese L. rifiuta di farsi interrogare alla lavagna dai professori, indipendentemente dalla materia. Quando viene chiamato  a esporre un compito davanti alla classe, semplicemente risponde che non vuole e che non se la sente. Durante l’ultima interrogazione che è riuscito a sostenere, diversi mesi fa, L. ha fatto scena muta, inoltre ha sperimentato un senso di ansia molto forte, sudorazione, rossore sul viso, reazioni gastro-intestinali e un nodo alla gola che gli hanno provocato un forte senso di vergogna nei confronti dei compagni.

            I voti di L. sono sempre stati nella media, talvolta ottimi, e negli scritti continua a riportare valutazioni più che sufficienti, il problema si presenta solo nelle interrogazioni orali. Ultimamente è capitato spesso che L. saltasse la scuola quando sapeva di avere un’interrogazione programmata o quando aveva semplicemente il timore di essere chiamato alla lavagna perché il solo pensiero gli provocava così tanta ansia da bloccarlo completamente. Gli insegnanti stanno cercando di gestire la situazione, ma a causa delle assenze e dei pochi voti L. rischia la bocciatura.

            Anche al di fuori della scuola L. ha difficoltà relazionali, non esce spesso e se lo fa cerca di evitare zone troppo affollate, feste e occasioni conviviali che coinvolgono compagni di classe o altri coetanei per paura di sperimentare ancora sensazioni negative e difficilmente gestibili.

            Se ci limitassimo ad analizzare superficialmente la storia di L. potremmo concludere che si tratta di un ragazzo timido, introverso, con passioni da solitario e che ama stare per i fatti suoi. Non è raro avere a che fare con persone che ci trasmettono la loro difficoltà nel relazionarsi serenamente con noi così come noi facciamo con loro o con altri senza alcun tipo di problema.

            Allora dove sta la differenza tra una persona semplicemente timida e una persona con un disturbo da ansia sociale?

            Se approfondissimo con L. i motivi che lo spingono a rifiutare ogni interrogazione o situazione sociale scopriremmo che in lui il timore del giudizio da parte dei coetanei e dell’insegnante non è solo una preoccupazione, ma è vera e propria paura. Uno dei tratti distintivi del disturbo da ansia sociale è proprio l’incapacità da parte del soggetto di valutare oggettivamente il grado di rischio reale di una determinata situazione e questa errata valutazione conduce il soggetto a sperimentare emozioni così forti e ingestibili da mandarlo completamente in tilt.

            Anche se L. riconosce di provare una paura eccessiva in determinate circostanze, non riesce comunque a farvi fronte e con il tempo adotta comportamenti protettivi e di evitamento.

            La conseguenza è che chi sperimenta queste emozioni tende a evitare poi tutte le situazioni in cui teme di poter agire o reagire in modo sconveniente o umiliante (zittirsi, tremare, arrossire, vomitare, “farsela addosso”…) e che potrebbero nuovamente esporlo al giudizio degli altri ed essere di conseguenza valutato negativamente.

            La vergogna è un’emozione cardine nel disturbo d’ansia sociale: i soggetti la provano nel momento in cui si valutano inadeguati e la sperimentano prima, durante e soprattutto dopo l’esposizione sociale. Di riflesso faranno la loro comparsa pensieri come “sono debole”, “sono stupido”, “sono inferiore”, “che umiliazione, sono ridicolo”, che innescheranno una serie di comportamenti di ritiro sociale che non faranno altro che peggiorare ulteriormente il disturbo e dare valore ai pensieri negativi su di sé.

            Un altro punto fondamentale del disturbo d’ansia sociale è che chi ne soffre spesso sovrastima le possibili conseguenze negative di una situazione sociale e la paura, l’ansia e l’evitamento che ne derivano hanno importanti ripercussioni sulla vita sociale, lavorativa e scolastica del soggetto interessato. A tale proposito, un primo fondamentale intervento è rivolto proprio a chiarire le dinamiche che scatenano l’ansia e ad analizzarle in modo più chiaro e razionale in modo che le interpretazioni catastrofiche vengano bloccate e ridefinite per renderle più tollerabili e meno spaventose.

Se la timidezza è una reazione normale che tutti noi sperimentiamo in diverse situazioni, il disturbo d'ansia sociale, al contrario, è pervasivo e influenza tutti gli ambiti della vita di chi ne soffre.

L’esposizione graduale a situazioni considerate spaventevoli e pericolose sarà un ulteriore passo fondamentale per fare in modo che il soggetto stesso possa sperimentare che alcune situazioni temute non sono poi così difficili da gestire e che l’ansia è un meccanismo ingannevole che può essere scardinato.

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