La dipendenza affettiva (ovvero: fa’ di me ciò che vuoi)

April 14, 2018

 

Siamo animali sociali, è risaputo. Abbiamo bisogno di stare con i nostri simili, di creare gruppi, associazioni, famiglie, cercando naturalmente l’approvazione di chi fa parte del nostro gruppo o di chi riteniamo un leader autorevole.

Robert Cialdini[1], psicologo americano, ha studiato per molto tempo quelli che lui ha definito i “principi della persuasione”, cioè quelle regole che il nostro cervello adotta automaticamente per prendere delle decisioni (probabilmente giuste) nel minor tempo possibile. Uno di questi principi è stato definito dall’autore come “consenso o riprova sociale” e spiega che, specie quando siamo indecisi, ci basiamo su quello che fanno gli altri per prendere una decisione. Questo significa che in noi è presente un istinto atavico che ci spinge a fare affidamento sulle altre persone in modo da ridurre la probabilità di cadere in errore. È un meccanismo semplice che automaticamente ci aiuta nelle scelte di tutti i giorni, ma cosa accade quando questo principio diventa così rigido da impedirci di prendere qualunque scelta in autonomia?

            Prendiamo come esempio la storia di K e M, una giovane coppia di fidanzati da circa un anno. M è un ragazzo di trent’anni con un carattere forte e talvolta un po’ brusco, ricopre una posizione amministrativa abbastanza importante in una multinazionale e punta a fare carriera. È un ragazzo molto sicuro di sé, che sa cosa vuole dalla vita e non ha paura di confrontarsi. K è una ragazza di 27 anni, timida e insicura. Ha lasciato l’università di economia per varie difficoltà legate agli esami e allo studio che per lei erano diventati così ingestibili da procurarle una forte dose di ansia; ha cercato di farsi aiutare da diversi tutor e sembrava trarne beneficio, ma nel momento in cui doveva concretizzare il lavoro in autonomia l’ansia prendeva il sopravvento. Ora lavora nell’azienda di famiglia come segretaria del padre insieme a una collega più anziana ed esperta che la supervisiona costantemente nelle sue mansioni, dato che K non si sente in grado di svolgere da sola i compiti di contabilità, nonostante sia stata assunta da più di un anno.

            La storia fra M e K ha molte lacune a livello relazionale. M lavora molto e nel tempo libero ama tenersi impegnato con diversi sport che pratica con gli amici. Nell’arco di un anno di storia ha avuto diverse relazioni clandestine con alcune colleghe di cui K è al corrente per il fatto che M non si preoccupa molto di nascondere eventuali indizi incriminanti. Lei ha sempre perdonato o fatto finta di nulla e quelle poche volte in cui scattava una discussione a riguardo si sentiva così in ansia al pensiero di poter perdere M che il tutto finiva con un nulla di fatto.

            Nei diversi ambiti della loro vita di coppia K risulta passiva e quasi completamente asservita alle scelte di M, questo perché si percepisce completamente incapace di funzionare in autonomia e sente la necessità costante che qualcuno si assuma le responsabilità che spetterebbero a lei che si ritiene invece così inetta da non poter scegliere con la propria testa.

            K ha molta paura a restare a casa da sola e quando M è fuori chiede a qualche amica o alla sorella di farle compagnia fino al ritorno del fidanzato, questo perché teme che se dovesse presentarsi un’emergenza lei non sarebbe assolutamente in grado di affrontarla da sola.

            Come si nota dalla storia di K, una persona con un disturbo dipendente di personalità è terrorizzata dall’idea di non essere accudita, guidata, sostenuta e validata in ogni sua azione. Si reputa inetta e incapace di svolgere qual si voglia compito da sola o senza la supervisione di qualcuno. Queste persone sono spesso disposte a tutto pur di ottenere accudimento e supporto da altri, anche a svolgere compiti spiacevoli e degradanti o a tollerare offese e tradimenti, l’importante per loro è non essere lasciate sole. Infatti, un comportamento tipico di queste persone quando una relazione amorosa finisce, è quello di buttarsi subito alla ricerca di un nuovo partner che li accudisca in modo da placare la loro ansia. Un altro tratto distintivo molto particolare è il timore di diventare o apparire più bravi e competenti perché temono che questo li condurrà all’abbandono delle loro figure di riferimento.

Tutti questi elementi riducono la vita di tali persone a una rincorsa costante all’approvazione e all’accudimento che trasforma le normali attività di tutti i giorni in qualcosa di incredibilmente stressante.

 

 

 

[1] Robert Cialdini, I principi della persuasione

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