Autostima e percezione di sé

December 13, 2018

 

L’essenza dell’autostima è fidarsi della propria mente e sapere di meritare la felicità.
(Nathaniel Branden)[1]

 

 

SMXLL

Definire cosa sia l’autostima non è semplice, poiché è un concetto che ha un’ampia storia di elaborazioni teoriche. Una definizione generalmente condivisa descrive l’autostima come “l’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo dà di se stesso”[2], come frutto di un processo soggettivo che porta l’individuo ad autovalutarsi positivamente, provando apprezzamento e fiducia nelle proprie possibilità.

Una prima definizione del concetto di autostima si deve a William James, psicologo e filosofo statunitense, il quale, nella sua opera principale Principles of psychology (1890), definisce l'autostima come rapporto tra sé percepito e sé ideale: il primo è la considerazione che un individuo ha di sé in base alle caratteristiche che dal suo punto di vista sono presenti o assenti nella sua vita; il sé ideale rappresenta invece ciò che il soggetto vorrebbe essere e il modello di vita cui aspira. Secondo la teoria di James, quindi, si percepisce bassa autostima nel momento in cui il sé percepito non riesce a raggiungere il livello del sé ideale e quanto più grande è la discrepanza tra i due, tanto più alto sarà il grado di insoddisfazione; al contrario, si ha un alto senso di potere e successo quando il sé percepito supera il sé ideale. In sintesi, secondo James, l’autostima è il risultato del confronto tra i successi che l’individuo ottiene realmente e le aspettative in merito a essi.

L’autostima non dipende solo da fattori individuali, bensì ci si valuta in base a tre aspetti fondamentali:

1. i giudizi degli altri;

2. il confronto sociale, soprattutto con chi ci è più simile.

3. l’auto-osservazione: ci si può valutare anche auto-osservandosi e riconoscendo le differenze tra se stesso e gli altri.

      Ma quali sono le fonti dell’autostima? Nel corso della sua lunga carriera, il noto psicoterapeuta Nathaniel Branden ha scritto numerosi manuali di psicologia, tra cui il best seller The Six Pillars of Self-Esteem[1]. I “pilastri” dell’autostima che Branden individua sono:

 

  • Vivere consapevolmente: “conosci te stesso”, per capire quali sono i nostri valori, interessi, bisogni e obiettivi, cosa è davvero importante per la nostra vita e qual è il nostro bersaglio.

  • L’accettazione di sé: comprendere e accettare tutto ciò che si è, con umiltà e onestà, anche i lati meno brillanti e piacevoli.

  • Il senso di responsabilità: siamo responsabili di come usiamo il nostro tempo, della qualità delle nostre relazioni e della consapevolezza e dell’impegno che mettiamo nello svolgere gli impegni quotidiani. Nessun altro può sostituirsi a noi, perché nessuno può assumersi la responsabilità dell’esistenza di un altro individuo.

  • L’autoaffermazione: esaltare le proprie convinzioni, esprimere i propri sentimenti e principi nei modi e nelle situazioni appropriati. Ognuno deve potersi mostrare per ciò che è e difendere quello in cui crede.

  • Darsi un obiettivo: la strada verso l’autostima passa per la conoscenza di sé e l’identificazione dei propri obiettivi. Che cosa vogliamo? Che tipo di vita vogliamo vivere? 

  • Integrità personale: bisogna mantenere fede ai propri principi, comportarsi con lealtà e coerenza, cercando di non deludere le giuste aspettative.

 

      Dopo aver visto su cosa poggia secondo Branden l’autostima, vediamo come la si può “coltivare”. L’autostima infatti non è innata ma, come spiega la psicoterapeuta M. B. Toro[3], esistono diverse strategie utili per accrescere e migliorare la percezione che abbiano di noi stessi[4]:

 

  • l’incremento delle capacità di problem solving;

  • l’implementazione del dialogo interno: se noi per primi inviamo dei messaggi positivi alla nostra mente, è molto probabile che le auto-percezioni possano migliorare.

  • la ristrutturazione dello stile attribuzionale, tesa a farci raggiungere una maggiore obiettività, grazie alla quale potremmo, ad esempio, interpretare gli avvenimenti o le situazioni che non dipendono da noi come semplicemente sfavorevoli.

  • il miglioramento dell’autocontrollo;

  • la modificazione degli standard cognitivi, per porsi obiettivi adeguati e aspettative non eccessivamente elevate;

  • il potenziamento delle proprie abilità comunicative.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

 

 

Alla luce di queste considerazioni l’autostima risulta un concetto complesso, dinamico e fondamentale, che viene a formarsi sulla base di diverse fonti e stimoli. Senza dimenticare che si tratta di un costrutto che può variare nei diversi ambiti della vita (il soggetto può valutarsi differentemente anche in merito alle situazioni in cui si trova a vivere), è importante esercitarsi per estendere a tutti gli aspetti della propria vita un adeguato e

funzionale livello di autostima che in molte occasioni è un elemento indispensabile per poter raggiungere gli obiettivi che ci siamo preposti. 

 

 

[1]    N. Branden, I sei pilastri dell’autostima, traduzione a cura di O. Crosio, TEA, 2006.

 

[2]          “Non c'è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell'assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. Non si raggiunge l'illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l'oscurità interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”, C. G. Jung.

 

[3]          M. B. Toro è una psicoterapeuta e docente italiana. Insegna Psicoterapia e Psicologia di comunità presso l’Università LUMSA di Roma e presso l’Auxilium di Roma, facoltà di Scienze della formazione. Dal 2013 è direttore del Secondo Centro di Terapia Cognitivo-Interpersonale di Roma.

 

[4]          M. B. Toro, S. Serafinelli, Mindfulness insieme. Coltivare la consapevolezza con se stessi, in coppia e sul lavoro, Franco Angeli Edizioni, 2015.

 

 

 

[1]    Nathaniel Branden (1930 – 2014) è un importante psicoterapeuta nordamericano, noto per le sue ricerche di spicco sul tema dell’autostima. Impegnato per oltre trent’anni nella ricerca e nello studio delle scienze psicologiche, Branden definisce l’autostima come la fiducia nelle proprie capacità di superare le avversità della vita e la convinzione di meritare felicità e successo, affermando i propri bisogni e desideri.

 

[2]    P. Battistelli (1994), Attribuzione; Comprensioni delle emozioni e dei sentimenti; Comprensione delle regole morali; Empatia, Rappresentazione e comprensione di sé. In Bonino S. (a cura di), Dizionario di psicologia dello sviluppo, Einaudi, Torino.

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Post in evidenza

I'm busy working on my blog posts. Watch this space!

Please reload

Post recenti

February 14, 2019

November 13, 2017

Please reload

Archivio
Please reload

Cerca per tag

I'm busy working on my blog posts. Watch this space!

Please reload

Seguici
  • Facebook Basic Square
  • Twitter Basic Square
  • Google+ Basic Square
contatti
  • Black Facebook Icon
  • Black Google+ Icon

Consulenza su appuntamento nello studio di Via Giovanni Renica 59 a Brescia.

​​

Tel: 3495008376

Mail: dott.anselmini@gmail.com

Dr. Marco Anselmini - Psicologo -

Via Giovanni Renica 59, 25124 BRESCIA -

P.IVA 03885020986 -

Iscriz.n.18900 Ordine degli Psicologi della Lombardia 

Copyright 2017@ All Rights Reserved

Nome *

Email *

Messaggio

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now